I laterizi, in passato realizzati tipicamente nella forma del mattone pieno, erano composti da argilla, decantata e depurata in acqua e sgrassata, con l'aggiunta di sabbia, secondo un procedimento simile a quello utilizzato per la ceramica. L'argilla così preparata veniva successivamente lavorata mediante stampi in legno, che davano la forma voluta. I laterizi erano quindi fatti seccare per qualche giorno, protetti dai raggi diretti del sole e, quindi, cotti in fornaci la cui temperatura poteva raggiungere i 1000°.
Oggi vengono prodotti anche nella forma del blocco forato (ma anche tegole, tavelle e tavelloni) e, per quanto si riferisce alla produzione per la Bioedilizia, mantengono inalterati i loro componenti, il che significa che non vengono addittivati con ulteriori materie di risulta come fanghi, scorie industriali, ecc. come invece spesso avviene per le normali produzioni. Le capacità termoisolanti di tale tipo di blocchi derivano anche dalla presenza nell'argilla cotta di un grande numero di camere d'aria derivate dall'aggiunta nell'impasto di materiale che, durante la cottura nel forno, brucia, lasciando al suo posto delle cavità che ne aumentano la resistenza termica. La produzione avviene per estrusione o stampaggio e permette la realizzazione di prodotti dalle geometrie intere ed esterne altrimenti non realizzabili: forature e incastri sono gli altri elementi determinanti al fine dell'isolamento termico. I laterizi, realizzati oggi esclusivamente con componenti naturali, sono come quelli di un tempo: materiali sani, traspiranti, fonoassorbenti, igroscopici ed eterni.